N el corso degli ultimi settant’anni, le relazioni economiche tra Italia e Tunisia hanno seguito un percorso di crescita continuo, quasi naturale, fatto di passaggi graduali. Da semplici scambi commerciali si è arrivati, nel tempo, a una collaborazione molto più articolata, che oggi comprende investimenti produttivi, filiere integrate e strumenti di cooperazione finanziaria costruiti passo dopo passo.
In realtà, questo legame ha radici ancora più lontane rispetto alla fase moderna delle relazioni economiche.
Già prima dell’indipendenza della Tunisia, e fino alla Seconda guerra mondiale, la presenza italiana nel Paese era già ben visibile. Non si trattava solo di economia, ma di una presenza fatta di imprese, attività commerciali e relazioni quotidiane che hanno lasciato un’impronta duratura, soprattutto nelle principali città e lungo le zone costiere. Da lì è nata una familiarità che ha reso nel tempo più naturale l’evoluzione del rapporto tra i due Paesi.
Su queste basi storiche si è sviluppato poi il commercio nella fase successiva. Un commercio costruito su un equilibrio abbastanza chiaro: da una parte macchinari, componenti industriali e beni intermedi provenienti dall’Italia; dall’altra prodotti manifatturieri, tessili e agroalimentari tunisini. Questo scambio, semplice solo in apparenza, ha contribuito a creare nel tempo qualcosa di più strutturato: filiere produttive condivise, soprattutto nel tessile, nell’agroalimentare, e più recentemente nella meccanica e nell’automotive. La Tunisia ha così rafforzato progressivamente il suo ruolo di piattaforma produttiva, sospesa tra Europa e Africa.
Oggi questa presenza si traduce in una realtà economica molto concreta. Le imprese italiane in Tunisia sono più di 1.000. Si tratta di una presenza diffusa e al tempo stesso ben radicata, capace di adattarsi ai cambiamenti del Paese e di evolvere con esso.
Nel 2025, questo legame economico si conferma vivo e in trasformazione. I dati parlano di 218 progetti di investimento, di cui 26 nuove iniziative industriali. Più dei numeri, però, conta la direzione: le imprese già presenti continuano a investire e a crescere, mentre nuove realtà entrano nel mercato tunisino con un profilo sempre più orientato a tecnologie avanzate, innovazione industriale e produzioni ad alto valore aggiunto.
Nel complesso, le imprese italiane generano oggi oltre 85.000 posti di lavoro diretti in Tunisia. Un dato che non racconta solo un impatto economico, ma anche una presenza quotidiana e concreta nel tessuto sociale del Paese. I settori coinvolti sono numerosi e molto diversificati: manifattura, componentistica automotive, meccanica e materiali da costruzione. Negli ultimi anni cresce anche l’interesse per l’energia e per i processi legati alla transizione industriale, mentre il tessile-abbigliamento continua a rappresentare uno dei pilastri storici di que sta presenza.
Accanto a questo mondo di imprese e scambi, esiste un livello più discreto ma altrettanto importante: quello della cooperazione finanziaria.
In Tunisia, infatti, l’accesso al credito resta una delle principali difficoltà per molte imprese, soprattutto per le PMI. Le condizioni finanziarie non sempre semplici e la disponibilità limitata di strumenti adeguati rendono questo aspetto centrale per lo sviluppo del settore privato.
In questo contesto si inserisce la Cooperazione italiana, con un ruolo costruito nel tempo. Dal 1988 a oggi sono state attivate 10 linee di credito a favore delle PMI tunisine, per un ammontare complessivo di circa 350,5 milioni di euro e 80 milioni di dollari. Attraverso questi strumenti sono state finanziate circa 1.000 operazioni, contribuendo alla creazione di circa 16.000 posti di lavoro.
Nel tempo, il rapporto tra Italia e Tunisia ha quindi cambiato forma senza mai interrompersi. Da semplice scambio commerciale è diventato qualcosa di più continuo e intrecciato, dove le diverse dimensioni economi che si rafforzano a vicenda.
Oggi si tratta di un partenariato multilivello, in cui imprese, commercio, industria e finanza si muovono insieme in modo sempre più coordinato. Una relazione che nasce dalla storia, ma che continua a evolversi nel presente, con uno sguardo condiviso verso uno spazio mediterraneo sempre più connesso.
canica, elettrico, agroalimentare, farmaceutico, trasporti e materiali da costruzione. Negli ultimi anni cresce anche l’interesse per l’energia e per i processi legati alla transizione industriale, mentre il tessile-abbigliamento continua a rappresentare uno dei pilastri storici di questa presenza.
Accanto a questo mondo di imprese e scambi, esiste un livello più discreto ma altrettanto importante: quello della cooperazione finanziaria.
In Tunisia, infatti, l’accesso al credito resta una delle principali difficoltà per molte imprese, soprattutto per le PMI. Le condizioni finanziarie non sempre semplici e la disponibilità limitata di strumenti adeguati rendono questo aspetto centrale per lo sviluppo del settore privato.
In questo contesto si inserisce la Cooperazione italiana, con un ruolo costruito nel tempo. Dal 1988 a oggi sono state attivate 10 linee di credito a favore delle PMI tunisine, per un ammontare complessivo di circa 350,5 milioni di euro e 80 milioni di dollari. Attraverso questistrumenti sono state finanziate circa 1.000 operazioni, contribuendo alla creazione di circa 16.000 posti di lavoro.
Nel tempo, il rapporto tra Italia e Tunisia ha quindi cambiato forma senza mai interrompersi. Da semplice scambio commerciale è diventato qualcosa di più continuo e intrecciato, dove le diverse dimensioni economi che si rafforzano a vicenda.
Oggi si tratta di un partenariato multilivello, in cui imprese, commercio, industria e finanza si muovono insieme in modo sempre più coordinato. Una relazione che nasce dalla storia, ma che continua a evolversi nel pre sente, con uno sguardo condiviso verso uno spazio mediterraneo sempre più connesso.
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