DEL PROFESSOR ALESSANDRO MASI,
UNO SCRITTO INSOLITO, ISPIRATO ED INSPIRANTE LA VIA SCIENTIFICA PER MODULARE TRA ARTE, REALTÀ E FANTASIA
Di Alessandro Masi, «L’opera perfetta», pubblicata da Neri Pozza (2026), porta come sottotitolo: ‘vita e morte di Masaccio’, per cui il lettore, anche il profano, si sente immediatamente attirato. Infatti, per chi ha i minimi rudimenti di storia dell’arte, Masaccio è il pittore che con Giotto diede inizio al Rinascimento. Ma solo dopo aver letto “l’opera perfetta”, possiamo dire di averlo veramente incontrato e compreso.
Stupisce sin dalle prime pagine che Tommaso, detto Maso oppure Masaccio, morì all’età di soli 26 anni. Desideroso di ridare lustro alla ritrovata sede romana, dopo la lunga cattività avignonese, il neoeletto Papa, Martino V, dell’eminente famiglia Colonna Gianazzano‐Paliano, lo convocò probabilmente nel 1424 con Masolino da Panicale, amico e collega. Fu nel 1428 che si scoprì in un’umile dimora di un sobborgo dell’Urbe, il corpo del giovane avvelenato, ma nessun documento è stato conservato al riguardo negli archivi. Il mistero s’infittisce, il desiderio di conoscere i retroscena di questa storia accendono la curiosità, ma ben altro e molto di più che un giallo, attende il lettore.
Infatti, lo scritto di Masi non può essere classificato come un saggio o una biografia e neppure come un romanzo poliziesco o delle memorie postume, “L’opera perfetta” è tutto ciò, contemporaneamente.
Grazie ad uno stile scorrevole ed al contempo elegante, il lettore viene catapultato con estrema maestria nella Firenze dei primi del Quattrocento, si trova poi a tu per tu con Brunelleschi che di Masaccio fu senz’altro il miglior amico e che gli suggerì i calcoli per l’applicazione della prospetti va alla pittura. Ci s’incontra con Donatello a cui il giovane artista s’ispirò per la fluidità delle forme. Si rivede l’acerrimo nemico del Vasari, Balducci, tener una lectio magistrali immaginaria e che si inorgoglisce degli errori del confratello.
Si assiste alla rivolta dei Ciompi avvenuta nel 1300 e si percorrono le strade gremite di botteghe, artigiani ed artisti di Firenze.
Masi investiga i rapporti umani attraverso un fitto reticolo di documenti d’archivio che vengono a puntellare i momenti di fantasia in cui anche la lingua orale rispecchia perfettamente il gergo dell’epoca. Sembra di sentire i discorsi del primo Umanesimo e udire qua e là il motto fiorentino di Libertas anche solo osservando Masaccio vivere.
Il Professor Masi ci fa conoscere un pittore che diventa il simbolo del passaggio da artigiano ad artista, l’Uomo Artifex che sarà simbolo del Rinascimento. Masaccio, spiega Masi, fu definito dal Vasari Abstractissimus (tirar fuori, da abstrahere) perché considerato il primo ad aver applicato le regole che traevano la realtà fuori dalla fantasia, le regole della prospettiva che innalze ranno l’arte italiana a modello universale.
Un libro che fluttua tra realtà scientifica e fantasia, un libro che dalla realtà scientifica sa dare spazi nuovi e vasti ove fluttuare con la fantasia.
Rossana Gritti
