a cura di Silvia Finzi A mio padre Settant’anni di storia italiana scritta a Tunisi. Settant’anni in cui il Corriere di Tunisi non ha mai smesso di guardare...
a cura di Franca Giusti “è a margine di una pagina d’altri che ci si annota” [Del ino Maria Rosso in www.gliannidicarta.it] A delaide è, tra tutti i Frassati, la...
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INTERVISTA CON LO SCRITTORE TORINESE, IL CUI ULTIMO ROMANZO RISCOPRE LE RADICI SICILIANE DI UNA FAMIGLIA CHE ATTRAVERSÒ IL MEDITERRANEO E FECE DI TUNISI LA PROPRIA CASA Settant’anni...
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A CURA DI
ALESSANDRO MASI E CHIARA BARBATO
Appena pubblicato da LuoghInteriori, casa editrice umbra che collabora con enti, università e la Dante Alighieri, partecipando a progetti di alto profilo, il lavoro a due mani di Chiara Barbato ed Alessandro Masi può perfettamente dirsi un luogo interiore, un viaggio intimo e corale attraverso la vita e l’operato di due colossi della cultura italiana.
La vita di San Francesco è illustrata nelle scene dipinte da Giotto nella Basilica d’Assisi che vengono descritte e spiegate in questo delicato volume a prefazione di Giulio Ferroni. Il volume si presenta come segue: a sinistra, un testo breve ma esaustivo, a destra il dipinto, quindi le 28 scene della basilica di San Francesco d’Assisi descritte ed inquadrate secondo la celebre agiografia del Santo (Legenda Maior).
Sfogliando e leggendo i piacevolissimi testi degli autori, ci si ritrova immersi immediatamente nell’immaginario del pittore e nella misticità dell’Assisiate. I due sono protagonisti e si fanno eco grazie alle loro gesta artistiche e spirituali a cui il lettore si raffronta ininterrottamente.
Ottime le spiegazioni che mettono il lettore rapidamente a conoscenza sia delle “anomalie prospettiche” di Giotto, che delle sue “eccellenze figurative”. In effetti ci si rende immediatamente conto di ciò che per noi fruitori visivi digitali “non va”, ma proprio attraverso quel “non va” gli autori riescono a far percepire pienamente il valore di Giotto e la portata delle sue innovazioni figurative.
Tra sogni, viaggi, visioni, la vita di Francesco si rappresenta immergendoci in una realtà virtuale a volte difficile da cogliere quando si sta in loco, ma molto concreta ed accessibile, mentre si sfoglia il volume.
Tra le scene iconiche merita un cenno l’undicesima, intitolata: “San Francesco davanti al Sultano, o la prova del fuoco” in cui si possono ammirare i palazzi a prospettiva contrapposta (a specchio), gli abiti dei personaggi, nonché il volto contrariato del Sultano deluso dai suoi Capi religiosi che rifiutano di sostenere la prova con Francesco.
Un volume da leggere e da osservare con attenzione e diletto.
Rossana Gritti
N el corso degli ultimi settant’anni, le relazioni economiche tra Italia e Tunisia hanno seguito un percorso di crescita continuo, quasi naturale, fatto di passaggi graduali. Da semplici scambi commerciali si è arrivati, nel tempo, a una collaborazione molto più articolata, che oggi comprende investimenti produttivi, filiere integrate e strumenti di cooperazione finanziaria costruiti passo dopo passo.
In realtà, questo legame ha radici ancora più lontane rispetto alla fase moderna delle relazioni economiche.
Già prima dell’indipendenza della Tunisia, e fino alla Seconda guerra mondiale, la presenza italiana nel Paese era già ben visibile. Non si trattava solo di economia, ma di una presenza fatta di imprese, attività commerciali e relazioni quotidiane che hanno lasciato un’impronta duratura, soprattutto nelle principali città e lungo le zone costiere. Da lì è nata una familiarità che ha reso nel tempo più naturale l’evoluzione del rapporto tra i due Paesi.
Su queste basi storiche si è sviluppato poi il commercio nella fase successiva. Un commercio costruito su un equilibrio abbastanza chiaro: da una parte macchinari, componenti industriali e beni intermedi provenienti dall’Italia; dall’altra prodotti manifatturieri, tessili e agroalimentari tunisini. Questo scambio, semplice solo in apparenza, ha contribuito a creare nel tempo qualcosa di più strutturato: filiere produttive condivise, soprattutto nel tessile, nell’agroalimentare, e più recentemente nella meccanica e nell’automotive. La Tunisia ha così rafforzato progressivamente il suo ruolo di piattaforma produttiva, sospesa tra Europa e Africa.
Oggi questa presenza si traduce in una realtà economica molto concreta. Le imprese italiane in Tunisia sono più di 1.000. Si tratta di una presenza diffusa e al tempo stesso ben radicata, capace di adattarsi ai cambiamenti del Paese e di evolvere con esso.
Nel 2025, questo legame economico si conferma vivo e in trasformazione. I dati parlano di 218 progetti di investimento, di cui 26 nuove iniziative industriali. Più dei numeri, però, conta la direzione: le imprese già presenti continuano a investire e a crescere, mentre nuove realtà entrano nel mercato tunisino con un profilo sempre più orientato a tecnologie avanzate, innovazione industriale e produzioni ad alto valore aggiunto.
Nel complesso, le imprese italiane generano oggi oltre 85.000 posti di lavoro diretti in Tunisia. Un dato che non racconta solo un impatto economico, ma anche una presenza quotidiana e concreta nel tessuto sociale del Paese. I settori coinvolti sono numerosi e molto diversificati: manifattura, componentistica automotive, meccanica e materiali da costruzione. Negli ultimi anni cresce anche l’interesse per l’energia e per i processi legati alla transizione industriale, mentre il tessile-abbigliamento continua a rappresentare uno dei pilastri storici di que sta presenza.
Accanto a questo mondo di imprese e scambi, esiste un livello più discreto ma altrettanto importante: quello della cooperazione finanziaria.
In Tunisia, infatti, l’accesso al credito resta una delle principali difficoltà per molte imprese, soprattutto per le PMI. Le condizioni finanziarie non sempre semplici e la disponibilità limitata di strumenti adeguati rendono questo aspetto centrale per lo sviluppo del settore privato.
In questo contesto si inserisce la Cooperazione italiana, con un ruolo costruito nel tempo. Dal 1988 a oggi sono state attivate 10 linee di credito a favore delle PMI tunisine, per un ammontare complessivo di circa 350,5 milioni di euro e 80 milioni di dollari. Attraverso questi strumenti sono state finanziate circa 1.000 operazioni, contribuendo alla creazione di circa 16.000 posti di lavoro.
Nel tempo, il rapporto tra Italia e Tunisia ha quindi cambiato forma senza mai interrompersi. Da semplice scambio commerciale è diventato qualcosa di più continuo e intrecciato, dove le diverse dimensioni economi che si rafforzano a vicenda.
Oggi si tratta di un partenariato multilivello, in cui imprese, commercio, industria e finanza si muovono insieme in modo sempre più coordinato. Una relazione che nasce dalla storia, ma che continua a evolversi nel presente, con uno sguardo condiviso verso uno spazio mediterraneo sempre più connesso.
canica, elettrico, agroalimentare, farmaceutico, trasporti e materiali da costruzione. Negli ultimi anni cresce anche l’interesse per l’energia e per i processi legati alla transizione industriale, mentre il tessile-abbigliamento continua a rappresentare uno dei pilastri storici di questa presenza.
Accanto a questo mondo di imprese e scambi, esiste un livello più discreto ma altrettanto importante: quello della cooperazione finanziaria.
In Tunisia, infatti, l’accesso al credito resta una delle principali difficoltà per molte imprese, soprattutto per le PMI. Le condizioni finanziarie non sempre semplici e la disponibilità limitata di strumenti adeguati rendono questo aspetto centrale per lo sviluppo del settore privato.
In questo contesto si inserisce la Cooperazione italiana, con un ruolo costruito nel tempo. Dal 1988 a oggi sono state attivate 10 linee di credito a favore delle PMI tunisine, per un ammontare complessivo di circa 350,5 milioni di euro e 80 milioni di dollari. Attraverso questistrumenti sono state finanziate circa 1.000 operazioni, contribuendo alla creazione di circa 16.000 posti di lavoro.
Nel tempo, il rapporto tra Italia e Tunisia ha quindi cambiato forma senza mai interrompersi. Da semplice scambio commerciale è diventato qualcosa di più continuo e intrecciato, dove le diverse dimensioni economi che si rafforzano a vicenda.
Oggi si tratta di un partenariato multilivello, in cui imprese, commercio, industria e finanza si muovono insieme in modo sempre più coordinato. Una relazione che nasce dalla storia, ma che continua a evolversi nel pre sente, con uno sguardo condiviso verso uno spazio mediterraneo sempre più connesso.
CTICI
LA COOPERAZIONE TUNISO-ITALIANA PER IL
PATRIMONIO ARCHEOLOGICO
Sessanta più uno: la cooperazione tuniso-italiana per il patrimonio archeologico tunisino è una matura e di stinta signora dallo spirito e dall’energia molto giovanili. Nel 2025 un’intensa due giorni (23-24 aprile) di incontri e discussioni ha consentito di fare il punto sul suo primo mezzo secolo (abbondante) di vita, protagoniste le missioni, e soprattutto le équipes, che hanno fatto la storia della collaborazione fra la Tunisia e l’Italia nel campo dell’archeologia, affiancate dalle missioni più giovani e da quelle neonate. Anche in ragione del successo di quella iniziativa l’Institut National du Patrimoine tunisino e l’Ambasciata Italiana hanno deciso di riproporla nel 2026 (27-28 aprile), in una versione aggiornata (Restauro Tunisie), con focus sui temi della conservazione e della valorizzazione. E con una importante novità, nella forma di una sessione di lavoro interamente dedicata ad un nutrito gruppo di imprese italiane attive nei settori del restauro, dell’ingegneria e della cooperazione internazionale: una preziosa occasione per far incontrare competenze, esperienze e bisogni, un seme gettato in un terreno fertile e che promette di dare ottimi frutti. Se quella del 2025 faceva il punto sulla situa zione e sulle prospettive della ricerca archeologica sul terreno, l’edizione 2026 pone al centro dell’attenzione un tema con il quale ogni ricercatore è chiamato a confrontarsi: il contributo che dalla ricerca umanistica può venire alla conservazione del patrimonio culturale materiale. La risposta è semplice, per gli addetti ai lavori; non c’è buona conservazione senza buona ricerca. Ma non c’è ricerca senza conservazione, su due piani: della materia e della memoria.
Coerentemente con questa impostazione, le comunicazioni scientifiche della nuova edizione vedono presenti soprattutto i progetti che per vocazione (quali, fra questi, i due progetti di cui è partner l’Università di Bologna, Thuburbo Maius, e Peindre) sono stati sin dall’inizio orientati alla ricerca per la conservazione e la valorizzazione (e per la formazione al patrimonio). Nell’attesa di conoscere gli esiti i lavori delle due giornate, che si preannunciano non meno intense di quelle del 2025, vale la pena di ricordare come quell’energica sessagenaria che è la cooperazione tuniso-italiana per l’archeologia sia ricca non solo di attività e risultati, ma anche di molti impegni per il futuro prossimo e remoto. Anche grazie alle attività di comunicazione dell’Institut National du Patrimoine e all’eco a quelle assicurata dalla Scuola Archeologica Italiana di Cartagine le informazioni non mancano. Iniziamo con i numeri: nel 2025 sono state quattordici le missioni alle quali il Ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale ha con cesso il suo riconoscimento istituzionale e, ove possibile, anche un contributo economico. I loro interessi di ricerca spaziano dalla preistoria all’età medievale, dai principali siti archeologici (Cartagine, Thuburbo Maius, Althiburos) ad altri ancora in gran parte da indagare (Thignica, Numluli) e riguardano la maggior parte dei Governatorati della Tunisia. Alcuni concentrano le energie su un singolo complesso, monumentale (come ad Althiburos, dove continua, con Nabil Kallala e Gilberto Montali, il lavoro dell’Institut National du Patrimoine e dell’Università di Palermo sul teatro, o come a Cartagine, con il progetto codiretto da Hamden Ben Romdhane e da Giovanni Di Stefano). Altri sono con sacrati ad un intero sito (Thignica e Thuburbo Maius, in una prospettiva diacronica; Cartagine, per i nuovi scavi finalizzati dall’Institut National du Patrimoine e da Sapienza Università di Roma all’indagine delle fasi fenicia e punica, codirettori Mounir Fantar e Lorenzo Nigro), o a più ambiti regionali, con un asse tematico trasversale, come è per il progetto di Giulio Lucarini per il Centro Nazionale delle Ricerche. Gli anni 2025 e 2026 hanno visto nascere nuovi progetti e nuovi partenariati.

Nel 2025 l’Università di Venezia Ca’ Foscari si è affiancata all’Università Complutense di Madrid nel partenariato con l’Institut National du Patrimoine nel progetto di scavo e studio dell’oleificio ‘industriale” di Henchir el Begar, nella regione di Kasserine: oggi nell’Africa del Nord il più importante progetto di archeologia della produzione, diretto da Samira Sehili per l’Institut National du Patrimoine con Fabiola Salcedo (Università Complutense di Madrid) e Luigi Sperti (Università di Venezia Ca’ Foscari).

Non meno giovane, ma anche non meno ambizioso, è il progetto che Faouzi Ghozzi per l’Institut coordina con Arianna Traviglia per l’Istituto Italiano di Tecnologia: obiettivo, l’integrazione fra remote sensing e prospezioni di superficie nell’archeologia dei paesaggi. Giovanissimo, ma altrettanto promettente, è il progetto che per il sito di Koustiliya (Tozeur) dal 2026 l’Institut Na tional du Patrimoine, per iniziativa di Mourad Chetoui, con divide con l’Università di Roma Tor Vergata, che con que sta cooperazione inaugura la sua prima mis sione archeologica all’estero, con la direzione di Alessandra Molinari.
Nel 2026 anche il progetto dedicato a Numluli dall’Institut National du Patrimoine e dall’Uni versità di Sassari, e codiretto da Moheddine Chaouali e Alessandro Teatini, ha rinnovato il suo impegno nello studio del sito. Anche grazie all’importante sostegno economico assicurato dal programma Ancient Roma Live una campagna di alcune settimane ha ripreso lo scavo dell’area del foro della città antica, regalando importanti conferme e nuovi rinvenimenti.
Da Uchi Maius a Thignica: tre decenni alla scoperta della valle del Mejerda (Beja).
Una rassegna, seppur veloce, della coopera zione archeologica tuniso‐italiana non può non iniziare con il nome di colui che a pieno titolo va considerato il Decano per parte italiana, Attilio Mastino. Chiunque abbia lavorato, o intenda lavorare, in Tunisia sa bene quanto il successo della cooperazione tuniso‐italiana gli debba, per il suo impegno, la sua generosi tà e i risultati da lui raggiunti: non solo con i progetti dedicati a Uchi

Maius (dal 1995) prima e a Thignica (dal 2017) poi, ma anche con i convegni dedicati all’Africa Romana (ventidue edizioni, dal 1983 ad oggi, con altrettanti, monumentali, volumi di atti), che hanno visto protagonista l’archeologia tunisina, e, nel 2016, della Scuola Archeologica Italiana di Cartagine, di cui è stato Presidente sino al 2025, anno in cui la sua eredità è stata raccolta da Anna Depalmas. Documentazione delle strutture e dei reperti mobili già in luce, saggi di scavo, studio del ricco dossier epigrafico: dal 2017 il sito di Thignica è l’oggetto di un articolato progetto di ricerca, codiretto da Samir Aounallah per l’Institut National du Patrimoine e da Attilio Masti no e Paola Ruggeri per l’Università di Sassari. Alle attività di scavo e di documentazione, che si sono concentrate sul dossier epigrafico e sulla fortezza bizantina, si affianca l’impegno costante nell’edizione scientifica. Fra i risultati più recenti, si segnala il catalogo delle stele di Saturno, che ha visto la luce nel 2024, frutto del lavoro di un’équipe internazionale, che ha coinvolto anche Lamia Ben Abid dell’Université de La Manouba e Bruno D’Andrea dell’Università Carlos III di Madrid.
Henchir el Begal (Kasserine): un distretto rurale specializzato nella produzione dell’olio.
Da un sito urbano (Thignica) si passa ad un contesto rurale con il progetto Begar (https://www.ucm.es/ arqueologiaafricana/mision arqueologica-tunecino espanola), che avviato nel 2023 da Samira Sehili per l’Institut National du Patri moine in collaborazione con Fabiola Salcedo per l’Univer sità Complutense di

Madrid, ha nel 2025 cooptato anche l’Università Ca’ Foscari di Venezia, portando così la cooperazione internaziona le da bilaterale (tuniso ispanica) a trilaterale (tuniso-ispano-italiana). Sito di straordinario interesse, prossimo alle frontiere con l’Algeria, quello di Henchir el Begar, l’antico Saltus Beguensis, è per ora oggetto di esplorazione in due settori, Hr Begar 1 e Hr Begar 2, per una superficie totale di più di trenta ettari. Fra il III e il VI secolo in questa area fu attivo un enorme distretto produttivo specializzato nell’oleicultura, il primo per dimensioni e importanza nella Tunisia romana, il secondo in tutta l’Africa Nord, dopo quelli della Tripolitania. Ad oggi sono stati individuati due grandi torcularia, l’uno con dodici (Hr Begar 1) e l’altro con otto (Hr Begar 2) presse a travi ad albero, oltre che a impianti per la molitura dei cereali, a cisterne e a sistemi di gestione dell’acqua e a tracce di uno o più quartieri abitativi.
Thuburbo Maius fra città e territorio: ricerche e studi per la conservazione e la valorizzazione.
Dal 2022, su iniziativa di Hamden Ben Romdhane, funzionario e ricercatore dell’INP nonché responsabile archeologo per le regioni di El Fahs e Zaghouan, il sito di Thuburbo Maius è stato scelto come caso di studio del progetto avviato dall’Università di Bologna nel 2020 (Alibi Archaeologies and Old Excavations) e sin dai primi passi riconosciuto e sostenuto del Ministero per gli Affari Esteri e la Coopera zione Internazionale. Obiettivo dell’équipe bolognese era quello di mettere a disposizione della cooperazione tuniso italiana l’esperienza maturata nella valorizzazione dei “vecchi scavi” e nell’archeologia degli archivi e dei deposi ti: come i trent’anni di lavoro a Pompei e Ercolano, fra città e territorio, hanno dimostrato, l’azione di recupero e stu dio di quanto già è stato portato alla luce non solo è utile per risanare la grande piaga dell’archeologia contempora nea (gli scavi rimasti inediti), ma è anche base indispensa bile per programmare interventi di conservazione, restau ro e comunicazione che siano efficaci e durevoli. Dal 2022 il sito di Thuburbo Maius è quindi diventato l’oggetto di una cooperazione tuniso-italiana che vede coprotagoniste, al fianco dell’Institut National du Patrimoine, non solo una Università italiana, l’Alma Mater Studiorum di Bologna, con chi scrive, ma anche un’Università tunisina, con la Fa culté des Lettres Arts et Humanités de la Manouba, con Lamia Ben Habid. Come già consueto per la componente italiana dell’équipe, la ricerca archeologica, caratterizzata da un approccio pluridisciplinare, è stata messa al servizio del sito e della sua gestione: l’Institut National du Patrimoi ne ha indicato priorità ed esigenze e su quella base sono state definite le linee di indagine. Il risultato principale, dopo quattro anni di intensa attività sul terreno, è costitui to, oltre che dalla formazione sul campo di alcune decine di studenti tunisini e italiani, e dall’acquisizione di nuovi dati dagli

archivi e dai resti materiali, da corposi dossiers documentari sui quali fondare progetti di con servazione, restauro e presentazione al pubblico. In linea con questa strategia di intervento, i casi di studio sono stati selezionati in relazione al loro ruolo nel sistema dei percorsi di visita del sito: le Terme d’Inverno, la grande cisterna conti gua all’anfiteatro, le Terme d’Estate con la Palestra Petronii, le Case delle Palme e di Nettuno e, soprattutto, nelle immediate prossimità del Foro, la Casa di Nicentius, un complesso che per posizione,

assetto e evoluzione merita uno studio di dettaglio, in agenda per i prossimi anni. Nel frattempo, grazie al lavoro di Nicola Santopuoli (Università di Bologna) e di Tommaso Empler (Sapienza Università di Roma), il progetto ha già assicurato all’Institut National du Patrimoine il progetto preliminare per il restauro del monumento più emblematico del sito, la grande piazza porticata nota come Palaestra Petronii.
Non solo mosaici, e non solo iscrizioni: riscoprire, e rendere visibili, le pareti dipinte della Tunisia romana
Cenerentola dell’archeologia del mondo classico, la pittura parietale romana non ha avuto maggior fortuna in Tunisia. Molto più fragili dei mosaici, gli intonaci dipinti sono quasi invisibili nei musei e nei siti archeologici. Solo di recente nel corso degli scavi si è affermata una nuova attenzione anche per questa componente, non secondaria, dell’architettura antica: dipingere le pareti, con ornati più o meno elaborati, caratterizzava gli spazi, orientava i percorsi, evidenziava le funzioni svolte dai vari ambienti, sia negli edifici pubblici che in quelli privati. Un primo passo in avanti, per la conoscenza (e quindi per la valorizzazione) delle pareti dipinte della Tunisia romana è stato compiuto, poco più di una decina di anni fa, da Alix Barbet, grande protagonista degli studi sulla pittura parietale, dallo scavo al restauro e alla esposizione. La sua monografia ‐ Peintures romaines de Tunisie ‐ è dal 2012 opera indispensabile di riferimento per chiunque voglia occuparsi di questo importante aspetto della cultura decorativa e della produzione artistica antica. Nei depositi dei musei e dei siti tunisini migliaia di frammenti attendono ancora di essere presi in esame e documentati, studiati e valorizzati. Per contribuire a mettere a frutto questo potenziale, Nesrine Nasr, per l’Institut National du Patrimoine, ha invitato l’Università di Bologna, nella persona della Direttrice del Centro Interuniversitario di Studi sulla Pittura Antica (CESPITA) e del Laboratorio di Rilievo e Restituzione, a condividere un progetto dedicato allo studio delle raccolte di intonaci dipinti e di stucco dei Musei Nazionali di Cartagine e del Bardo: PEINDRE. Peintures Decoratives de la Tunisie romaine. Il progetto, che ha già al suo attivo tre campagne sul terreno (cioè, nei depositi dei due musei), ha fra i suoi obiettivi la realizzazione di una esposizione itinerante, in agenda negli anni 2029‐2030.
Antonella Coralini
Università di Bologna
Messaggio del Signor Presidente della Repubblica Italiana per il Settantesimo Anniversarsario del Corriere di Tunisi
by admin
Da settant’anni, la comunità italiana in Tunisia e i numerosi cittadini tunisini italofoni e italofili riconoscono nel Corriere di Tunisi uno spazio privilegiato di dialogo e incontro, nel quale trovano espressione legami culturali e una consuetudine di rapporti che affonda le proprie radici in secoli di storia condivisa nel bacino del Mediterraneo. Un patrimonio che la testata – unica in lingua italiana nel Nord Africa – ha saputo nel tempo custodire, interpretare e valorizzare con costanza e dedizione, contribuendo in misura significativa al rafforzamento dell’amicizia tra il popolo italiano e il popolo tunisino. La coincidenza del settantesimo anniversario del Corriere con quello della Repubblica tunisina e con l’avvio delle relazioni diplomatiche tra Italia e Tunisia richiama il valore di un percorso comune, in cui la pubblicazione si è affermata quale autorevole voce dei legami umani e culturali che uniscono i nostri Paesi. Tali legami costituiscono il fondamento di un partenariato solido, cementato dall’appartenenza ad una cultura comune, che trova alimento in una tradizione di proficui scambi fra i nostri popoli. Desidero, in questa occasione, rivolgere alla Direzione, alla Redazione e alla comunità dei lettori i miei più cordiali auguri per questo importante anniversario, con l’auspicio che il Corriere di Tunisi continui a svolgere, con rinnovato slancio, il suo ruolo di “ponte” tra l’Italia e la Tunisia.
Sergio Mattarella
DEL PROFESSOR ALESSANDRO MASI,
UNO SCRITTO INSOLITO, ISPIRATO ED INSPIRANTE LA VIA SCIENTIFICA PER MODULARE TRA ARTE, REALTÀ E FANTASIA
Di Alessandro Masi, «L’opera perfetta», pubblicata da Neri Pozza (2026), porta come sottotitolo: ‘vita e morte di Masaccio’, per cui il lettore, anche il profano, si sente immediatamente attirato. Infatti, per chi ha i minimi rudimenti di storia dell’arte, Masaccio è il pittore che con Giotto diede inizio al Rinascimento. Ma solo dopo aver letto “l’opera perfetta”, possiamo dire di averlo veramente incontrato e compreso.
Stupisce sin dalle prime pagine che Tommaso, detto Maso oppure Masaccio, morì all’età di soli 26 anni. Desideroso di ridare lustro alla ritrovata sede romana, dopo la lunga cattività avignonese, il neoeletto Papa, Martino V, dell’eminente famiglia Colonna Gianazzano‐Paliano, lo convocò probabilmente nel 1424 con Masolino da Panicale, amico e collega. Fu nel 1428 che si scoprì in un’umile dimora di un sobborgo dell’Urbe, il corpo del giovane avvelenato, ma nessun documento è stato conservato al riguardo negli archivi. Il mistero s’infittisce, il desiderio di conoscere i retroscena di questa storia accendono la curiosità, ma ben altro e molto di più che un giallo, attende il lettore.
Infatti, lo scritto di Masi non può essere classificato come un saggio o una biografia e neppure come un romanzo poliziesco o delle memorie postume, “L’opera perfetta” è tutto ciò, contemporaneamente.
Grazie ad uno stile scorrevole ed al contempo elegante, il lettore viene catapultato con estrema maestria nella Firenze dei primi del Quattrocento, si trova poi a tu per tu con Brunelleschi che di Masaccio fu senz’altro il miglior amico e che gli suggerì i calcoli per l’applicazione della prospetti va alla pittura. Ci s’incontra con Donatello a cui il giovane artista s’ispirò per la fluidità delle forme. Si rivede l’acerrimo nemico del Vasari, Balducci, tener una lectio magistrali immaginaria e che si inorgoglisce degli errori del confratello.
Si assiste alla rivolta dei Ciompi avvenuta nel 1300 e si percorrono le strade gremite di botteghe, artigiani ed artisti di Firenze.
Masi investiga i rapporti umani attraverso un fitto reticolo di documenti d’archivio che vengono a puntellare i momenti di fantasia in cui anche la lingua orale rispecchia perfettamente il gergo dell’epoca. Sembra di sentire i discorsi del primo Umanesimo e udire qua e là il motto fiorentino di Libertas anche solo osservando Masaccio vivere.
Il Professor Masi ci fa conoscere un pittore che diventa il simbolo del passaggio da artigiano ad artista, l’Uomo Artifex che sarà simbolo del Rinascimento. Masaccio, spiega Masi, fu definito dal Vasari Abstractissimus (tirar fuori, da abstrahere) perché considerato il primo ad aver applicato le regole che traevano la realtà fuori dalla fantasia, le regole della prospettiva che innalze ranno l’arte italiana a modello universale.
Un libro che fluttua tra realtà scientifica e fantasia, un libro che dalla realtà scientifica sa dare spazi nuovi e vasti ove fluttuare con la fantasia.
Rossana Gritti
Settembre 1987 – Biserta – Quasi trent’anni sono già trascorsi dal giorno in cui, a Biserta, su iniziativa dei Presidenti del Lions Club di Marsala, Andrea Adamo, e del Lions Club Tunis Doyen, Elia Finzi, veniva solennemente firmata la Carta di Gemellaggio fra questi due prestigiosi Club. |
Tre veterani soltanto sono tutt’ora soci del Tunis Doyen ed in grado di testimoniare del fervore che caratterizzò questa cerimonia e delle promesse scambiate per il futuro di questo gemellaggio: il past Presidente Antonio Caiola (1981-1982), il past Governatore Distrettuale Hakim Benelfoul (1996-1997), e me stesso, che fui Presidente nel 1986-1987.
Con tre mesi d’anticipo, il 25 giugno, cogliendo l’occasione della Charter per l’anniversario della creazione del Club di Marsala e per il passaggio della campana dal Presidente uscente Francesco Gandolfo alla Presidentessa eletta Sonia Bonfanti, un folto gruppo di soci del Tunis Doyen, capeggiato dal Presidente Jamel Ztat e dal Presidente eletto Philippe Grandjean, si è recato a Marsala allo scopo di sottoscrivere un solenne atto di conferma del gemellaggio.
I tre veterani avrebbero gradito essere presenti assieme quella sera, ma Hakim ne è stato impedito, dovendo recarsi a Chicago per la Convenzione Internazionale dei Lions, per cui ci siamo trovati soltanto in due a Marsala, Antonio ed io, pronti ad illustrare quale importanza fondamentale abbiano avuto per noi tutti le relazioni fra i nostri due Club.
Si erano affiancate a noi (e siamo loro infinitamente grati per la loro solidarietà) due delegazioni dei Club gemelli di Schio (rappresentato dal 1° vice Presidente Carlo Ferrari accompagnato da due soci, la moglie Manuela ed Elisabetta Fioravanti) e di Roma Urbe (rappresentato dal Presidente Sandro Margaroli, dalla consorte e dal figlio).
La serata della Charter, dopo la fase protocollare ed al termine della cena, si è conclusa con la firma della carta di conferma del gemellaggio.
Il Presidente Francesco Gandolfo, lodando i tanto importanti ed encomiabili servizi del LC Tunis Doyen, fra i quali primeggiano quelli a favore dei “Bambini della Notte” e dei “Trisomici 21” di Ras Jebel, ha confermato la volontà di rinnovare e rafforzare il reciproco impegno a lavorare assieme ed in stretta collaborazione.
Nella sua replica, il Presidente Jamel Ztat ha dichiarato essere appagato, fiero e commosso di poter apporre la sua firma sul documento di conferma della Carta di Gemellaggio, come lo è stato durante il suo esercizio sottoscrivendo due gemellaggi, con il Club di Schio, a seguito della Carta di Amicizia firmata nel 2006, e con il Club Roma Urbe, ai quali il Presidente Gandolfo ha voluto far degnamente rappresentare il Club di Marsala dal Segretario Pietro Di Girolamo.
Ha dichiarato voler così confermare il gemellaggio in questo trentesimo anniversario e rinnovare solennemente il nostro impegno a vegliare affinché dimori perenne, per la maggior gloria dei nostri due Club.
Concludendo, ha ringraziato vivamente per la testimonianza di solidarietà offerta dalla presenza del Presidente del Lions Club di Roma Urbe e della delegazione in rappresentanza del Presidente del Lions Club di Schio, nonché quella del rappresentante del Lions Club gemello di Taormina.
L’indomani, le delegazioni dei Lions Club Tunis Doyen, Schio e Roma Urbe, accompagnate dai Presidenti Gandolfo e Bonfanti, dal Segretario Di Girolamo e da numerosi Officers del Club di Marsala, hanno avuto l’onore di essere ricevuti dal Sindaco di Marsala, Dott. Alberto di Girolamo.
Nello scambio dei saluti, il Presidente Jamel Ztat ha per primo espresso al Signor Sindaco la sua riconoscenza e quella della delegazione che lo accompagnava per aver gentilmente voluto riceverli. Ha sottolineato il fatto che il gemellaggio con il Club di Marsala, giunto al suo trentesimo anniversario, è di una estrema importanza per il Tunis Doyen, poiché è la preziosa testimonianza del dialogo possibile nel Lionismo tra uomini e donne da una riva all’altra del Mediterraneo, da un continente all’altro. E le nostre con il Lions Club di Marsala, issate e mantenute ad un altissimo livello, ci hanno consentito di realizzare grandi cose assieme.
Con signorile benevolenza, il Sindaco, augurando il benvenuto ai presenti, ha confermato il suo apprezzamento per l’evento e per l’evoluzione delle relazioni fra il Lions Club della sua città ed il più antico Club tunisino, rivolgendo calorosi auguri del loro positivo e felice proseguio.
Nei giorni successivi gli amici di Marsala, sempre disponibili e presenti, si sono ingegnati a proporre un denso programma di visite e di scoperte, tutte di gran fascino, in particolar modo quella del Museo Pepoli a Trapani, tempio del corallo, colmo di autentici tesori, effettuata sotto la preziosa guida del suo Direttore, l’Architetto Lions e caro amico Luigi Biondo, e quella della favolosa Erice. Non furono trascurate ovviamente le scoperte culinarie con una cena memorabile al ristorante di gran fama “Baglio Oneto”, dimora storica dei Principi Oneto, ed il pranzo altrettanto memorabile dal grande Chef Giuffré, socio del Lions di Trapani, che ha dato una dimostrazione di maestria preparando cibi e dolci in nostra presenza, sotto il nostro sguardo pieno di ammirazione.
Questo soggiorno ha conosciuto il suo coronamento con la cena organizzata da Pietro ed Arianna Di Girolamo, che hanno signorilmente ricevuto a casa loro la Delegazione del Lions Club Tunis Doyen, assieme a diecine di Lions di Marsala, nonché di rappresentanti di Lions di Trapani, consentendo ampi scambi di vedute e la nascita di embrioni di progetti comuni, facendo bene augurare del futuro delle relazioni lionistiche tuniso-italiane.
Daniel Passalacqua
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